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Cammini si rinnova

Cari Amici di Cammini,

A quasi due anni dall’inizio dell’attività, l’Associazione sta finalmente raggiungendo una sua “stabilità” organizzativa e quei riconoscimenti normativi che le permetteranno di operare su più vasta scala sia nella progettazione che nell’azione.

Abbiamo nuovi collaboratori soci, quasi tutti esperti in settori specifici, anche se alcuni ancora in formazione, come i nostri giovani studenti universitari o alcuni amici rifugiati che, nel loro Paese di origine, avevano compiuto dei percorsi culturali e acquisito competenze per noi rilevanti.

Cammini “impara facendo”, cresce, si sviluppa, cambia, e cambierà ancora senza venir meno alla sua visione a alle sue finalità che, come detto su questo sito in “about” la definiscono per essere un’organizzazione “avente per fine la solidarietà sociale, umana, civile, culturale; per scopo l’impegno civile finalizzato alla promozione complessiva della opportunità di sviluppo, crescita, salute, benessere, integrazione, coesione delle persone nella loro dimensione individuale e sociale; per strumenti la cura sanitaria e sociale, la formazione e l’educazione, la facilitazione all’inserimento sociale attivo, la creazioni di reti, relazioni, rapporti fondati su principi di cooperazione, reciprocità, gratuità.

Il nostro lavoro organizzativo non è casuale. Prima di operare riflettiamo sulla metodologia, considerando che nel “fare” adottiamo due riferimenti precisi, da un lato il modello “olografico”, per cui la circolarità parte-tutto non è mai sequenziale, ma contemporanea (l’uno è nel tutto e nel tutto è l’uno), facendo esplicito riferimento ai modelli biologici complessi che, apprendendo, si auto-strutturano e auto-costruiscono adattandosi di continuo alle dinamiche caotiche, all’irrompere del nuovo, al cambiamento, trasformando l’incertezza in potenzialità di sviluppo, e dall’altro lato il modello “lean”, con cui cerchiamo di ottimizzare l’organizzazione sotto il profilo della produzione, semplificando i processi, evitando le ridondanze, rivedendo i metodi, rendendo essenziali le procedure.

La nostra attività è trasparente, rendicontata periodicamente, facendo crescere la nostra competenza osservazionale sul fenomeno migratorio legato al “Rifugio”, non nel momento dell’emergenza di un arrivo, ma nella fase successiva, dell’accoglienza di secondo livello, quando la vita dovrebbe diventare un possibile e la gestione personale, l’uscita dal puro, inizialmente inevitabile, “assistenzialismo”, un auspicato probabile. Lo facciamo secondo le nostre competenze, sanitarie e sociali, cercando di essere sempre più presenti sul territorio, a fianco delle persone, delle istituzioni pubbliche, delle organizzazioni private che, operando in una dimensione di volontariato, cooperazione, solidarietà, si prodigano ogni giorno per rendere socialmente accettato chi, da “straniero”, entra d’improvviso a far parte di una dinamica locale sedimentata, non sempre culturalmente preparata a comprendere ed accogliere.

Ecco quindi il nuovo sito. Ci stiamo ancora lavorando, ma alcune scelte sono state fatte, suggerite dalla nostra esperienza vissuta. Le domande a cui dobbiamo rispondere nel presentarci sono “chi ci legge” e “come ci legge”? Ebbene , inizialmente abbiamo avuto per riferimento “gli altri” strutturati, le istituzioni e le organizzazioni “formali” più note e consolidate. Ma un luogo troppo “statico” rischiava di essere poco comunicativo verso l’utenza che vogliamo coinvolgere, un’utenza diffusa, che usa poco il personal computer, ma molto il telefono. Un’utenza che “vede” prima di “leggere”. Che comprende attraverso il sentire emotivo, prelogico o analogico, prima di procedere verso il pensiero logico, categoriale e verbale. Che ha bisogno di pagine semplici, minimali, ma accessibili verso contenuti successivi più ampi e talora complessi. Che non è un soggetto che “pensa locale”, ma disegna la propria esistenza in un “globale” che è “di fatto”, nel non-luogo delle relazioni mondializzate della moderna informazione “present-time”. È l’utenza immigrata e quella più giovane, i nostri ragazzi che usano la tecnologia “mobile”, i “social”, la nuova informatica che destruttura i sistemi consolidati favorendo l’evoluzione continua attraverso la comunicazione rapida e istantanea “del presente”.

Su questo stiamo lavorando, e ciò che ora si vede non è che un inizio. Un inizio che non esclude l’aspetto “istituzionale” che l’Associazione possiede, ma semplicemente lo reinterpreta in un’ottica di futuro che continuamente cresce. Gli interlocutori formali troveranno i riscontri che abitualmente cercano nei contenuti, nei report, nei progetti, nei servizi. Con questo siamo disposti ad accogliere pareri, giudizi, critiche, ricordando che, in origine, “crisi” significa “scelta”, il punto in cui a fronte di un problema ci si pone alla ricerca di una soluzione, riflettendo sul dove, sul come, sul “con che cosa”, in quanto tempo e con quali risorse affrontare un cammino che, per noi, non può essere ovviamente, ora e sempre, che “di Salute”.

Medico, Presidente dell’Associazione Cammini di Salute.

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