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eVenti d’Africa

Foto: U. Pepato.

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Locandina evento

eVenti d’Africa, organizzato da: creativAfrica
Museo Diffuso delle Resistenza
Torino, cs. Valdocco 4/A

Il richiedente protezione internazionale.
Sistemi di accoglienza, dinamiche locali, prospettive future in Italia e in Europa.

Patrocinatori:
Regione Piemonte, AfriCoeur, Ottobre Africano, Ass. Mosaico, Centro Piemontese Studi africani, Museo Diffuso, MAMRE, Cammini di Salute.

Il convegno, apertosi con un’introduzione di Pietro Marcenaro, ha consentito di sviluppare l’argomento “accoglienza” sia nelle sue nuove disponibilità ed opportunità, sia nelle sue carenze.
L’assessore Monica Cerutti ha evidenziato come l’Ente regione abbia un mandato istituzionale all’accoglienza, che va oltre i motivi di una ragione esclusivamente “umanitaria”. Oggi l’accoglienza deve rispondere a logiche di medio-lungo periodo, andando oltre la sola emergenza. Occorre cioè considerare il fenomeno come “strutturale”. In questo le Regioni stanno occupando un ruolo sempre più significativo. Occorre rilevare comunque che ad oggi la Regione Piemonte conti un numero di presenze, per il 2015, di circa 7.000 persone, una quantità esigua. Se vi fosse una disponibilità dei comuni ad accogliere (1.206 comuni ndr.) non vi sarebbe nessun problema emergente. Oggi si vanno strutturando Centri di Prima accoglienza a Settimo Torinese e Castel d’Annone, in provincia di Asti. Ma occorre porsi il problema del dopo-accoglienza, creando opportunità e trasformando l’integrazione in interazione.
L’intervento dell’avvocato Maurizio Veglio ha invece sollevato la questione delle criticità, evidenziando come le leggi vigenti implichino situazioni di vera e propria “violenza istituzionale”. Fra queste, il confine normativo del tutto arbitrario fra ciò che viene ritenuto “legale” e ciò che non lo si considera tale, non tenendo in conto i dati della realtà profuga oggi. Il sovraccarico delle commissioni, costrette ad operare in tempi brevi per numeri grandi, senza aver il tempo necessario per una valutazione equa delle diverse situazioni personali. L’iniquità e l’inapplicabilità delle leggi, con il caso, ad esempio, dello “sbarco” non considerato più un reato dal 2011, e quindi non sottoponibile a pena detentiva, bensì ad ammenda (5.000 euro), non pagabili dagli interessati, e comunque causa di un lievitare dei processi, obbligatori per legge.
Faissal Choroma, medico, ha mostrato vari dati inerenti le migrazioni, dati relativi agli anni antecedenti il 2011 e per lo più riguardanti tutti i migranti, salvo evidenziare alcune esperienze dirette. Ha inoltre sottolineato la specificità del rapporto col paziente straniero, specie se fragile o vulnerabile.
Ignazio Schintu, partendo dall’esperienza del Centro Fenoglio di Settimo, ha fatto notare come, pur nell’evidenza di un affermarsi di situazioni “strutturali” e non solo “straordinarie”, siano invece in incremento quelle emergenziali. (il fenomeno va considerato “strutturale”, ma comprende situazioni emergenziali ndr.). I transiti in Piemonte sono stati più di 20.000, di cui solo 7.000 si sono fermati. Spesso giungono ai centri di secondo livello persone non sottoposte a sufficienti screening di accesso, con malattie in atto e cure inadeguate. La Croce Rossa sta operando per estendere le competenze relative all’accoglienza, cercando anche di rendere disponibili locali vivibili, non semplici “tendopoli”. Una sottolineatura è stata poi dedicata al sostegno dato all’inserimento lavorativo di rifugiati in attività con evidenza di disinteresse da parte dei cittadini residenti ed alla necessità formativa degli operatori, tenuto conto che gli stessi non sempre sono preparati in modo specifico.
Sempre sul Centro Fenoglio è intervenuta Francesca Basile, Referente della Fondazione Comunità Solidale ONLUS, sottolineando le differenze di ambito operativo fra Fondazione e Croce Rossa. Bertin Nzonza ha descritto con forza l’“anomalia” del migrante rifugiato,a differenza di quello economico, anomalia non sempre compresa dalle istituzioni a vario livello, anche per ragioni di opportunismo politico ed economico.
Giuseppe Vernero, infine, ha evidenziato la figura dell’educatore in un centro di accoglienza, partendo dalle competenze codificate, ed evidenziando come non siano in realtà non sufficienti ad una necessità di approccio olistico o multidisciplinare come l’ambito richiede. Dell’intervento di Giuseppe Vernero, nostro socio fondatore, ospiteremo un breve estratto su questo sito.
Ha chiuso la mattinata una testimonianza del gruppo Coromoro, sottolineando come l’esperienza realizzata vada oltre le strette angustie della normativa, specie per chi può trovarsi, essendo già stato ampiamente integrato, in condizioni di irregolarità, sostenute da semplici ragioni formali.

Commento dell’autore


Dai vari interventi viene da chiedersi con quale criterio di economicità si continuino a favorire norme inadeguate che non impediscono il generarsi di forme di irregolarità in persone che, accolte al loro arrivo, prese in carico, compiuti percorsi educativi accreditati, inserite nel contesto collettivo, in una parola “inter-integrate”, potrebbero utilmente contribuire al bene comune, passando da una necessaria assistenza a forme di sostegno al lavoro, alla casa, alla produzione di un reddito, insomma a una vita autonoma e socialmente non dipendente, contribuendo attivamente al bene di tutti.

Medico, Presidente dell’Associazione Cammini di Salute.

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